Passaggio dal retributivo al contributivo: pensioni

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Passaggio dal retributivo al contributivo: pensioni

L’ammontare della pensione viene calcolato sui contributi effettivamente versati nel corso della vita lavorativa non più sulla media dei redditi (degli ultimi 10 anni di lavoro per i dipendenti e degli ultimi 15 anni di lavoro per gli autonomi, nella misura del 2% di questa media per ogni anno di contribuzione) questo passaggio dal retributivo al contributivo è stato sancito a partire dal 1° gennaio 2012 quando il metodo contributivo è diventato il solo metodo di calcolo per la prestazione pensionistica. In base a quanto stabilito dalla riforma Fornero, la pensione viene calcolata con il metodo contributivo, per cui il relativo importo dei contributi viene rivalutato tenendo conto dell’indice Istat delle variazioni quinquennali del Pil e moltiplicato per il coefficiente di trasformazione, che viene aggiornato ogni 3 anni e dal 2019 ogni due, si tratta di un parametro variabile in base alla stessa età del lavoratore che arriva alla pensione. Per altre letture di approfondimento si rimanda alla lettura di http://www.irpef.eu/calcolo-pensione-irpef-in-base-al-sistema-contributivo/.

I tre dati inclusi nel calcolo retributivo

passaggio dal retributivo al contributivo

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Il passaggio dal retributivo al contributivo prevede però che il sistema retributivo venga applicato ai contribuenti con anzianità contributive maturate fino al 31 dicembre 2011 con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, per cui la pensione viene valutata tenendo conto della media delle retribuzioni degli ultimi anni lavorativi. Per computare la pensione con questo metodo dunque si deve tener conto di tre dati imprescindibili: l’anzianità contributiva, fino a un massimo di 40 anni di contributi maturati dal lavoratore calcolati fino al momento della pensione del lavoratore che risultano accreditati sul suo conto assicurativo; il reddito pensionabile che si determina sulla media delle retribuzioni o redditi percepiti negli ultimi anni di attività lavorativa, tenendo conto delle rivalutazioni degli indici Istat annuali; l’aliquota di rendimento, pari al 2% annuo della retribuzione o del reddito percepiti entro dei limiti fissi con andamento decrescente per fasce di importo superiore.



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